" (…) Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni. (…)"
Nella mia ora di libertà
Fabrizio De Andre – Storia di un impiegato (1973)
In tempi non sospetti e al di là di ogni opinione dettata da opposizione di comodo, il problema della rappresentanza è più presente oggi che non trent’anni fa.
Allora i partiti, seppure già ampiamente chiusi al rinnovamento interno e già schiavi delle lobbies, qualche spiraglio attraverso il quale far passare le istanze dei cittadini ancora lo prevedevano.
Oggi, con il berlusconismo trasversale e lo strapotere delle banche e delle multinazionali, i cittadini che vivono di salario, i precari ed i senza lavoro non possono contare su alcuna rappresentanza.
Il problema della rappresentanza mortificata, si ramifica in mille rivoli, come ad esempio la piaga del voto di scambio, sempre più presente nelle zone degradate ed a rischio criminalità: in sostanza, in tutta la penisola.
La questione si farebbe ancora più intricata, nel momento in cui ci rendiamo conto che molti elettori della tipologia testé elencata, tracciano la propria croce su simboli che con la solidarietà, la difesa dei diritti civili, sindacali e politici, non hanno nulla a che spartire.
Ne consegue una ulteriore confusione in fatto di termini concettuali e linguistici che hanno perso irrimediabilmente il loro senso: libertà, giustizia. La cosa si aggrava ancora di più quando registriamo la definitiva rinuncia da parte dei partiti che si definiscono di centro-sinistra, ad onorare i principi fondanti della democrazia, grazie alla cancellazione di ogni regola conosciuta, in favore dei potentati economici.
La difesa del lavoro, delle pensioni, la lotta contro la disoccupazione, la lotta contro l’evasione fiscale, l’arricchimento culturale, la difesa del welfare (una brutta parola…), il rafforzamento della sanità e della scuola, la riduzione delle spese militari e la revisione della propria posizione in area Nato, in Europa e il ritiro delle truppe, l’asserzione legislativa dei diritti di genere e dei diritti civili, sono diventati tabù, anche nei partiti di centro-sinistra, sempre più ostaggio dei mercati e del Vaticano, lotta alle mafie, bonifica e salvaguardia del territorio (grandi opere come Tav e ponte sullo Stretto ecc.), salvaguardia dei beni comuni (acqua, energie alternative ecc.). Tra l’altro la sparizione della sinistra, già ampiamente realizzata con l’autodafé, ha cancellato ogni speranza nel futuro.
L’equivoco in cui viene a trovarsi un elettore di centro-sinistra e ancor più gravemente quello di sinistra è proprio quello dell’espressione del voto contrario alle proprie idee, per protesta o addirittura “per provare e vedere cosa succede…” E cosa dovrebbe succedere, se non la perdita di identità della classe lavoratrice e dei suoi obiettivi?
Il 2013 prevede la conclusione del settennato di Napolitano e la fine dell’attuale legislatura; quindi, quale occasione migliore per dare alle caste un segnale forte e chiaro, per evitare la mortificazione della rappresentanza espressa con tanto disgusto nel segreto dell’urna?
Come si potrebbe uscire da questa “empasse” ormai cronica ed incancrenita?
Di possibilità ce ne sono molte, anche le più violente. A noi queste ultime non ci interessano, per il momento. Perché potrebbe arrivare una stagione in cui la continua mortificazione delle classi meno abbienti potrebbe veramente portare a svolte drammatiche. Ma ancora ci sono ampi margini per dare fiducia a noi stessi e alla Democrazia Diretta ed alla rappresentanza, se attuata secondo le regole dettate dalla costituzione.
Tra queste possibilità, nel frattempo, c’è un modo semplicissimo, per quanto ancora veda le resistenze di molti, che non hanno ancora maturato auto-stima e per questo sono ancora dipendenti dalle parole d’ordine dei partiti, dalle promesse inevase o, ancora peggio, con la ricerca di qualche briciolo di privilegio attraverso il troppo poco vituperato “voto di scambio”, credendo che il tentativo che fra poco spiegherò, possa portare a scelte autoritarie o al caos.
Ma badate bene, non sto parlando di astensionismo, perché questa pratica, cioè l’astensionismo attivo, con rifiuto motivato della scheda, già attuata da molti, ma sempre molto pochi, prevede la registrazione a verbale di una dichiarazione, già utilizzata da Bruno Aprile ed illustrata nel suo post http://brunoaprile.ucoz.com/publ/astensionismo_attivo/1-1-0-25, questa:
"Rifiuto la scheda elettorale perché non mi sento rappresentato da nessuno dei partiti elencati in quanto nessuno di essi ha mai richiesto o proposto, in 5 anni di tempo trascorso, l'abrogazione dell'attuale legge elettorale palesemente in contrasto con gli artt. 56 e 58 della Costituzione italiana, e quindi illegittima. Non lo ha fatto nessuno né attraverso la Corte Costituzionale e né attraverso Referendum ai sensi dell'art. 75 Cost.".
Sulle motivazioni ci si può sbizzarrire, visto che non c’è una cosa che possa soddisfare nell’operato dei parlamenti che si sono succeduti negli ultimi sessant’anni. La procedura che Bruno Aprile, coordinatore del Centro Cittadino Democrazia Diretta è questa:
“…Si va alla sezione elettorale con il documento di identità valido, il certificato elettorale e due copie di una dichiarazione scritta e sottoscritta prima di recarsi presso la sezione elettorale (a mano o a computer). (…) Una volta entrati nella sezione elettorale e davanti agli addetti ai lavori si presenta il documento di identità, il certificato elettorale e le due copie della dichiarazione scritta (v. sopra) e si dirà semplicemente a chi vi sta davanti: "Rifiuto la scheda elettorale e le motivazioni sono esposte qui… questa copia è per voi e se in questa mi mette il timbro che avrebbe dovuto mettere sul certificato elettorale la saluto".
Così facendo non si disturbano le elezioni, perché non si farà nessuna polemica, e l'addetto ai lavori non ha nessuna ragione per contestarvi nulla (se è intelligente deve solo mettere il timbro sulla copia che porterete a casa con voi e salutarvi).
Diversamente sarete voi che avrete la facoltà di fare intervenire le forze dell'ordine che presidiano la sezione elettorale (a vostra discrezione).
Per completare l'opera scrivete in calce alla dichiarazione la dicitura con la quale chiedete espressamente che tale motivazione sia messa a verbale citando la legge che lo stabilisce (dipenderà poi dall'addetto a metterla a verbale o meno, voi avete fatto tutto ciò che avete ritenuto giusto fare per dimostrare il vostro disappunto nei confronti di questa ridicola politica italiana).”
Di questo e molto altro parleremo domani nella mia trasmissione “Liberiamo” su www.quantaradio.it, insieme a Jacopo Nassi e Pino Gerace che mi accompagneranno durante tutta la trasmissione. Voi, che non siete “ascoltatori”, ma “partecipanti da casa”, potete intervenire attraverso il telefono della diretta 0699700148, oppure con Skype, chiamando l’account “quantaradio”, o inviando un sms al 3933914229 o, se volete, potete raggiungerci in studio, chiamando lo stesso cellulare degli sms.