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ERALLON, SECONDO CONTATTO | QUANTA RADIO EDIZIONI

'Appunti' illuminanti.

di Giandiego Marigo
 
Prima di inoltrarmi nel dono promesso, cioè nell'esposizione della prima parte del primo libro di Erallon voglio donarvi un “appunto”.
 
Esso non compare in alcuno dei libri, ma fa parte di un lavoro in itinere, che forse non vedrà mai la luce, la definizione appunti appare appropriata. Racconti brevi potrebbe essere un'altra ma in questo caso si tratta proprio di un appunto.
 
IL BIECO INTENTO È COMUNQUE IL SOLITO: incuriosirvi, appassionarvi alla scrittura del vostro umilissimo scrivano, rendervi partecipi, condividere... che è, in fondo, la vocazione d'uno scrittore. Nella speranza che questa passione vi spinga sino alla ricerca dei libri in questione, non foss'altro che per la curiosità che sono riuscito a suscitare in voi
 
Dal vostro scrivano, con affetto.
 
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[Una delle grandi scelte che si devono operare quando si ricerchi qualsivoglia verità è quella se dividere od unificare. Non è affatto una dichiarazione retorica o semplicistica, ma una metodologia analitica ed una premessa fondamentale.
 
Ogni avvenimento, ogni forma pensiero, ogni più piccola cosa ci capiti sul sentiero o è parte di un tutto... di un UNO, oppure è figlia di questo o quell'accadimento caotico, dell'immanente di questa o quella divinità... o demone. L'umanità tende sempre a divinizzare i fenomeni che la spaventano o che ha difficoltà a comprendere nell'immediato
 
È normale ed umano avere la tendenza, per esempio, a separare quello che chiamiamo Bene da quello che definiamo Male, in modo più o meno arbitrario o utilitaristico, ma anche qui la scelta è a monte ed è sempre la medesima: dividere o unificare.
 
Le ragioni della dicotomia dei concetti, sono per pura logica equivalenti a quelle dell'unificazione. Come in ogni affermata verità degli esseri, non esiste realmente e mai una sola scelta, una sola definizione. Eppure tutto è sorretto e legato dal filo dorato del destino, ma è il come viene interpretato, camminato, attraversato il vero banco della nostra prova.
 
È quindi questa la chiave del Libero Arbitrio?
 
Il modo in cui riusciamo a leggere il nostro racconto?
 
Possiamo frantumare e dichiarare che ogni infinitesimale frammento contenga una sua parte di verità, non mentiremmo dicendolo ed opereremmo come suole e come è più facile comprendere.
 
Oppure possiamo fare un passo verso l'alto e premettere che ogni avvenimento, ogni persona che incontriamo, ogni angolo della nostra vita, oscuro o illuminato promani dalla medesima fonte, cercare di guardare all'universo nella sua unità e non nella diversità che pure è una delle sue caratteristiche peculiari.
 
La realtà dell'esistente è composita, diversificata, colorata, ma questo non la rende meno “unitaria nell'essenza”. Il gioco dell'Uno, quello che definiamo vita, con le sue differenze e con i suoi punti di vista è il gioco che stiamo tutti giocando, ma esso permane in un grande unico, meraviglioso campo di giochi. 
 
Dovremmo astenerci dal farne parte perché sono quel che sono, giochi? Non potremmo nemmeno volendo, siamo esseri, quindi elementi di questo stesso accadimento, elementi essenziali del gioco medesimo, artefici più o meno consapevoli.
 
Per quanto alta e complessa possa essere la nostra percezione, non possiamo sceglierne le regole mentre la camminiamo, non ora, non qui, possiamo solo viverla. Proprio perché è l'essere parte che ci permette il cammino sul nostro sentiero. Siamo quel che siamo, ma questo non dovrebbe impedirci di capire... o almeno di provare a farlo.
 
Questo annulla le differenze? Rende meno importanti le scelte che pensiamo di operare? Ci esime dall'avere opinioni e pensieri nostri, dall'essere parte di gruppi o di correnti di pensiero filosofico? Dal combattere le nostre battaglie?
 
Niente affatto una visione “Unitaria” ci spiega solamente che senza la notte non ci sarebbe l'alba e che esse sono altrettanto importanti nel comporre il giorno, per chi le guarda senza giudizio.
 
Questo ci infastidisce, molto? Preferiamo che vi sia solo luce o solo buio? Preferiamo dividere l'immanente. Pensare che il bene ci protegga dal male? Che possa bastare una fiamma a diradare la notte e quindi se dove noi siamo c'è luce abbiamo sconfitto il buio?
 
Quando pensiamo all'immanente noi adoperiamo figure retoriche, archetipi, è difficile per noi pensare ad un superiore che sia contemporaneamente nella luce, così come nell'oscuro. Preferiamo creare un guardiano di porta per ogni settore, ci aiuta a comprendere e ci permette di separare ed in ultima analisi ci consente di concepire la guerra, la lotta in difesa di assolute verità, ci facilita nello scrivere ciò che poi riterremo sacro ed ispirato. La creazione di clan e congreghe che affermano di avere verità assolute, qualsiasi esse siano.
 
Se non partono dall'UNO esse sono solo opinioni, visioni di parte.
 
L'unificazione è quindi un modello teologico; parliamo del divino? Certo, ma non solo.
 
Il divino è una scelta, come ogni altra se non volete definirlo, non fatelo, non è necessario, solo utile. La vostra definizione non lo modificherà, così come ogni vostra spiegazione non lo esaurirà.
 
Esso resta qualche cosa che non riusciamo a comprendere, interamente, nel nostro concetto, ne cogliamo pezzi e intuizioni, ed ancora una volta tendiamo a dividere ad affermare che quel che riteniamo giusto sia una diretta emanazione.
 
È per questo che sino qui sono stata molto attenta a non parlarne, sebbene per me rappresenti un argomento fondamentale.
 
Perché quando entra in campo questo termine le menti di molti si irrigidiscono ed invece esso, per sua natura dovrebbe essere la più malleabile ed in divenire, delle strutture morali degli esseri...]
 
da una lezione di Euraclia “La Portatrice” all'università di Kerlen
 

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