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ERALLON: LA LEGGENDA ! Quanta Radio

Quarto incontro

di giandiego marigo
 
Ed eccovi il quarto contatto con Erallon, la saga. Mentre l'editore Quanta Radio Edizioni, per gli amici QRE prepara la ristampa dei primi due libri in un solo tomo e lo scrivano continua a preparare l'ultimo libro della saga centrale “Il Tempio Oscuro” e varie altre storie monografiche di corollario “Fender il Pescatore” e la ristampa del “Pellegrinaggio di Maout”, pare doveroso al suddetto scrivano di doversi inoltrare nel mantenere una promessa fatta. Anche perché, la segreta speranza è, come si è spesso confessato, di appassionarvi alla scrittura e di inoltrarvi nella storia onde istigarvi, biecamente e subdolamente all'acquisto dei libri in questione. Mantenendo tale promessa vi si fornisce inoltre un quadro d'insieme delle condizioni storiche che sottendono alla saga medesima o quantomeno al suo inizio. Sempre confidando di farvi cosa gradita eccovi quindi la quarta parte (non l'ultima).
 
                                                             -o-o-o-o-o-
 
I tempi delle grandi guerre fra le razze e la successiva epoca caotica, erano stati un generale macello, una carneficina senza fine.
 
Non ci voleva davvero molto a essere meglio, di fronte a un’epoca precedente ch’era stata una sequenza di anni dolorosissimi.
 
Un interminabile periodo storico in cui una civiltà si era infranta contro la follia dilagante degli esseri.
 
Pace!
 
Anche se nel caso specifico sarebbe forse stato meglio chiamarla stagnazione. Infatti non si trattava di una scelta consapevole e libera, ma piuttosto dell’assenza di qualsiasi scelta... un vuoto di determinazione e di movimento.
 
Immobilismo!
 
Non vi erano guerre vere e proprie, ma non vi erano nemmeno nazioni vere e proprie, né fazioni, né posizioni differenti dal pensiero unico, riconosciuto e santificato.
 
Le continue lotte e scaramucce tra le tribù o i differenti feudi (prevalentemente umani) di quella parte della foresta, frequenti e cruente quanto era sufficiente, non potevano certo essere definite uno stato di guerra.
 
Si diceva che l’unica vera nazione, la sola che avesse conservato le proprie caratteristiche, fosse a Nord: la terra dei Nani.
 
Il Kinnerud Delle Montagne
 
Questo era assolutamente possibile, considerando il carattere ordinato e disciplinato di quell’orgoglioso popolo.
 
In questa situazione, gli umani si erano adattati: maestri di opportunismo e di elasticità.
 
Quegli stessi che avevano lottato per essere signori assoluti del creato, quei medesimi che avevano gettato la propria arroganza senza limiti dinnanzi a tutti i popoli del mondo, ora erano finiti con l’essere solo una delle razze che lo popolavano.
 
Erano numerosi, sempre, come le foglie della foresta, ma avevano vite brevi e non erano ora, né tanto meno lo erano stati prima di allora, nonostante ogni loro tentativo di rivalsa, la razza di maggior influenza, né quella con maggior potere, come avrebbero fortemente desiderato.
 
Nei loro desideri si immaginavano la razza padrona e avevano anche lottato per esserlo, strenuamente e senza esclusione di colpi, ma erano, allo stato, solo i più numerosi e i più prolifici.
 
Quasi certamente, era scritto, il loro sogno si sarebbe realizzato, ma con l’ausilio del tempo e delle generazioni.
 
Il loro stesso numero li avrebbe condotti sino all’attuazione del loro delirio razziale, ma solo con la preponderante forza delle nascite, perché stavano occupando ogni angolo del mondo. Quello era il modo in cui gli adatti prevalevano su coloro che lo erano di meno, non era bello, ma inesorabile. Gli esseri erano stati convinti di poter accelerare e determinare i tempi di tali mutazioni, ma era una convinzione priva di fondamento
 
Questo era lo stato delle cose.
 
Non era chiarissimo l’equilibrio dei poteri, assolutamente difficile attribuire la palma di vincitore in quel contesto, alla fine avevano perso tutti, ma La Vendetta dell’uomo era sicuramente fallita. Quindi, almeno per ora, avevano ufficialmente perso e avevano contribuito alla distruzione di un’intera civiltà per la loro superbia.
 
Dapprima avevano combattuto per ottenere un dubbio primato sulle altre razze, successivamente non avevano voluto condividere il loro potere con nessuno e avevano finito con il perdere tutto. Non erano stati gli unici colpevoli, condividevano la responsabilità con gli Elfi, che pure erano, a loro convinzione, nati per gestire il potere.
 
Figli dell’Anima,si definivano.
 
Così vicini ai Figli della Magia, da essere confusi con loro.
 
I Primi nati. Le grandi famiglie regnanti erano state tutte elfiche. Persino oggi le grandi, nobili, antiche famiglie dominanti lo erano, pur nella pochezza di quel che era sopravvissuto all’ordalia.
 
Gli scienziati e gli Alti Chierici, persino fra i Bianchi... almeno nella loro maggioranza. Coloro che avevano sempre detenuto il potere del vecchio mondo erano stati tutti Elfi. Gli umani erano Baroni, Conti, persino Duchi, ma gli Elfi erano Principi, Famiglie Reali. Genia Imperiale.
 
Ora però erano pochi, sempre meno, sempre più scarsi e sempre meno prolifici, stavano lentamente ma inesorabilmente scomparendo. Questo però gli umani che adesso popolavano quella parte del mondo quasi non lo sapevano.
 
Lo avevano saputo, un tempo, e avevano anche cercato di approfittarne, ma ora lo ignoravano o non lo calcolavano realmente.
 
Pochissimi fra gli esseri, Elfi, umani o Nani che fossero, avevano memoria precisa dell’era pre-caotica e quelli che lo sapevano tendevano ad avere un rapporto iniziatico con questa conoscenza. C’erano, è vero, molte storie sulla Caduta, moltissime leggende, ma l’Era del Caos aveva cancellato tutto. Restavano vaghe leggende, favole, accenni. Alcune canzoni, come quella Dell’Ascim Fender, narravano della pazzia che era esplosa durante quegli anni oscuri, di come gli esseri fossero scivolati indietro mentre attentavano allo scranno stesso degli dei.
 
La Storia quella vera, quella scritta sui libri era una riconquista recente, neanche molto consolidata. Era, come abbiamo già detto, una acquisizione di minoranza. Una follia caratteristica dei Rossi, che non accettavano di frammischiarsi allo strapotere dei Bianchi e mantenevano un comportamento defilato e pochissimo partecipativo. Questa “mania” (così la definivano i chierici bianchi) veniva scarsamente tollerata dalla maggioranza dominante del paese...
 
I Bianchi!
 
Gli umani erano cambiati, la loro superbia si era sopita, delle ragioni che avevano giustificato il loro assalto al cielo era rimasto pochissimo o forse nulla?
 
Non vi erano più grandi differenze fisiche fra loro, si erano diluite nel tempo. Al di là di alcune impercettibili tonalità del colore della pelle, i capelli scuri o chiari o le naturali differenze somatiche, per il resto appartenevano tutti a un solo ceppo razziale. Gli umani erano quello facilmente riconoscibile e individuabile... Umani!
 
Vivevano in piccole tribù e, anche se il livello generale della civiltà aveva ampiamente superato quella fase, essi erano ritornati indietro, quasi felici, nel farlo. Permanevano in questa forma di organizzazione sociale, con palesi comportamenti di conservatorismo e dogmatismo.
 
A causa delle guerre e delle assurde tensioni che ne erano seguite, avevano perso moltissimo, ma non erano infelici o frustrati. Sopravvivevano, come molti altri Eralloniani attorno o nei pressi della Foresta Sacra.
 
Prediligevano stanziare in ampie radure, ai margini della selva, quasi a vista della grande pianura, ma ancora ben dentro la foresta. Dove gli alberi erano più radi. Vivevano, come molti altri esseri in quei tempi, vicino al cuore della Grande Madre.
 
Proprio loro, gli umani, gli antichi padroni delle pianure.
 
Avrebbero preferito spazi più ampi, conservavano la memoria atavica di tale naturale collocazione. Il loro regno era stato un tempo nelle ampie e infinite distese di ubertosa pianura che si aprivano di fronte alla foresta e che occupavano tanta parte dell’orizzonte. Non oggi però, non più.

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