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IL TEATRINO | Quanta Radio

di giandiego marigo
 
 
Un'opera teatrale: Non si capisce bene se una tragedia greca o una commedia dell'arte, anche se alcuni aspetti ridicoli fanno propendere per la seconda, c'è però l'incognita del finale, che potrebbe essere tutt'altro che sereno.
 
A questo fa pensare la sequenza di comparsate e di batti ribatti senza costrutto della crisi della compagine di governo... una commedia tragica, forse è l'essenza.
 
Quel che ancora stupisce, quantomeno me, è l'assenza di un personaggio fondamentale, l'antagonista. Esso è assente o permane unicamente come brontolio incomprensibile fuori campo. Un balbettio che nessuno ascolta e che nessuno comprende che anzi rischia d'esser liquidato come farneticazione... demenza.
 
Un gioco di scatole cinesi in cui una rappresentazione falsa vive all'interno di una bugia rappresentata. Il tutto finalizzato al distrarre, al giocare sul filo della paura. I protagonisti sono più o meno cinici, più o meno insultanti per il buon senso, più o meno immorali... ed in questo gioco di potere rivelano sé stessi e la natura reale dei loro interessi, ma pochi se ne avvedono.
 
I più permangono sulla superficie, come sempre, come suole, aderendo al gioco assurdo delle fazioni, alla tifoseria del meno peggio, che è oramai l'eterna condanna del pensiero liberal-democratico.
 
Pensiero in cui i giochi non sono nemmeno più nascosti, ma solo celati dietro alla rappresentazione falsata, alla menzogna programmata... al racconto strumentale.
 
L'unica verità assoluta è quella che viene narrata,a seconda della convenienza del potere; non importa quanto sia grottesca,quanto sia palesemente non credibile. L'opposizione è possibile solo affermando la veridicità del campo in cui si svolge la rappresentazione stessa, cioè accettando il contesto della menzogna medesima e contribuendo a renderla vera.
 
Dentro a questa scatola viene montato il palchetto della recita Made in Italy. La falsità dell'ambiente è palese, i protagonisti grotteschi, le maschere indossate sono vistose e esasperate... eppure nessuno urla alla nudità dell'imperatore, tutti accettano l'immaginazione del suo sontuoso vestito.
 
Manca un protagonista, lo si è già detto, o forse peggio, c'è ma non ricorda la sua parte, forse perché è l'unica che comprenda ampie metrature a braccio, improvvisate. Resta zitto, fuori campo e si adegua alla mascheratura generale.
 
Manca il dissenso e quel che c'è è una caricatura strumentale, parte integrante della commediola, che prevede l'intervento di personaggi urlanti e sbraitanti che però non producano alcun effetto reale.
 
Così avviene che uno dei burattini che ha compreso meglio di altri le regole del gioco possa permettersi di fare e disfare incontrastato, ricattando tutti in nome d'un maggioritario ormai fallito dentro ad un governo che ha, in premessa, l'idea stessa del compromesso senza idee, perché l'esistenza stessa di qualsivoglia idea lo renderebbe impossibile.
 
L'adorazione di un pragmatismo vuoto, privo di ideali e di visione. La miopia fatta regola e teoria. L'asservimento e la perdita della sovranità come programma. Questa storiella si può poi raccontarla in molti modi, vestendo il burattinaio un poco come si vuole, da ragioniere tedesco, da cow-boy, da orso russo o da imperatore cinese, anche questo vestito ed il burattinaio stesso fanno parte della pièce teatrale, che puntualmente toccherà con fedeltà tutti i punti salienti del copione.
 
Un tempo qualcuno avrebbe sfondato le porte ed occupato il teatro, ma questo non avverrà oggi, la paura la fa da padrona. L'unica preoccupazione dell'antico occupante è che si ritorni in fretta a rappresentare... in modo che la paura passi, che la stabilità della menzogna lo consoli, che il piccolo sgabello di seconda fila, a lato della tavola imbandita torni disponibile.
 
E quelli che rimangon fuori? Essi s'addensano allo sgabello cercando di sottrarlo al reggi-coda di turno, anche azzannandosi tra loro ignorando la verità in nome della possibilità di sostituire quel che si siede.
 
Litigano fra loro per stabilire chi abbia diritto ad essere rappresentativo dei raccoglitori di briciole. Piuttosto che correre il rischio di essere bruciati sul rogo per avere ribaltato il tavolo.

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