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COMUNQUE COMPOSTO, NON SARA' UN GOVERNO TECNICO

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di giandiego marigo

 

L'imparzialità non esiste, non in un mondo siffatto. L'illusione dei tecnici super partes è comparabile alla menzogna di una politica di pragmatismo che ignori l'esistenza delle classi sociali. Eppure è su questa menzogna di fondo che viene costruita la contemporaneità, questa bugia è fondamentalmente funzionale al potere esattamente com'è strutturato ora (in realtà da sempre).

Questa è però la superficie della grande menzogna, un effetto fra i più visibili, ma deriva da una premessa che è quella che esista una cultura condivisa, assoluta ed una scienza equidistante che non siano influenzate dai rapporti di potere.

È questa convinzione che, per esempio, ci porta a credere che le farmaceutiche, a prescindere dalla loro natura affaristico-finanziario-capitalistica lavorino non per il maggior profitto, ma per il benessere reale della gente.

È questa illusione che ci porta a credere, per esempio, che quando si afferma che non esistano, allo stato, alternative reali e praticabili all'attuale modo di produrre energia o di rapportarci alla natura, si stia dicendo un assoluto indiscutibile.

Dentro a questo concetto generale si inserisce anche la motivazione per la quale esiste, al momento, una definizione condivisa (anche se errata e distorta) di malattia, di salute, si sanità mentale.

Ed ancora all'interno di questo alveo scorre la nostra visione e definizione di Progresso e Civiltà o l'uso sconsiderato della tecnologia.

Tutto questo cappello, per dire che non esistono gli assoluti? Che la verità del Sistema non è necessariamente vera? Che molto più spesso essa è funzionale alle esigenze del potere.

Si guardi, per calarci nell'argomento in discussione in questo articolo, la definizione corrente di pragmatismo e di governo tecnico; le due definizioni sono collegate, come appare ovvio.

Se quanto detto sin qui è vero... e lo è, quantomeno dal mio punto di vista, appare evidente che il concetto stesso di governo tecnico sia un Ossimoro Assoluto.  Come sarebbe possibile infatti che esista se non c'è una imparzialità assoluta? Se nemmeno la cosiddetta LEX è uguale per tutti? Nello specifico poi come può essere tecnico un governo delle banche se le banche rappresentano per antonomasia l'invenzione del denaro e quindi della differenza fra le classi?

Si badi qui il termine classi viene usato nella sua concezione elevata sensibile all'analisi marxista, ma nel medesimo tempo in evoluzione e non cieca alle implicazioni spirituali del concetto.

Un governo tecnico potrebbe quindi esistere? Assolutamente no se l'alveo in cui scorre la cultura condivisa è in realtà gestito e controllato dal potere che inoltre controlla, attraverso i media che possiede, il concetto medesimo di verità?

Può esistere un pragmatismo super partes? Assolutamente no se la definizione stessa di normalità è segnata dai rapporti di potere?

Esiste una meritocrazia ed una competitività sana, umanamente accettabile? Assolutamente no se i criteri di successo, potere e di eccellenza vengono definiti dalla filosofia, dalla teologia e dalla struttura stessa del sistema!

Se la stessa definizione di pragmatismo è influenzata da una precisa visione di mondo? Se quello che è considerato buono e luminoso è stato, nei secoli, funzionale e coordinato ad una visione filosofica implementata e costruita per giustificare il diritto santificato alla proprietà.

Se le religioni sono da sempre funzionali e legate a doppio filo al potere, sino a divenirne esse stesse culla ed incubatrice?

Come può esistere un'equidistanza se tutto il sistema è costruito per conservare e mantenere la distanza?

NON ESISTE UN GOVERNO TECNICO! Perché, nonostante l'illusione grillina, non esiste una possibilità reale di volare sopra a questo sistema e i numerosi retromarcia del suo Movimento, dovrebbero averglielo ampiamente dimostrato.

Questo governo è assolutamente e profondamente politico è fra i maggiormente politici del secolo in corso e dei precedenti. È l'esaltazione assoluta della politica, dell'opportunità, del peso del potere reale sui concetti, spesso solo enunciati, dell'invenzione della democrazia liberale.

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