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ARGOMENTAZIONI SUL POTERE - QRTV

La 'gabbia dorata' santificata

di giandiego marigo

In questo sistema, la stragrande maggioranza di quelli che definiamo “pensatori”, definisce il potere al medesimo modo. Quasi esso fosse un non oggetto trasferibile, che si conforma ad una presunta struttura esterna che lo conquista, legalmente o illegalmente.

Da questa forma mentis deriva l'equivoco, storicamente ripetuto innumerevoli volte e che diviene grottesco e ridicolo nelle presunte democrazie occidentali, secondo il quale con il cambiare delle compagini che controllano la struttura esterna esso cambi di appartenenza e definizione.

Quindi mentre le medesime cose fatte da un presunto avversario divengono “intollerabili, antidemocratiche, vessatorie e dittatoriali” se a compierle è la compagine di appartenenza esse sono “Necessarie, salvifiche, irrinunciabili e doverose… l'unica scelta possibile”.

Questa definizione sommaria del potere è uno dei più importanti elementi per il quale esso si conserva, sempre, salvandosi da ogni frangente e rivolgimento.

Innumerevoli cosiddette rivoluzioni hanno omesso di discutere del potere (esso si manifesta ad ogni livello e primariamente nel rapporto fra persona e persona) nel suo reale aspetto e nella sua millenaria integrità e questo le ha condotte all'immancabile fallimento, nel momento in cui “Il Potere” si è ripresentato, corrompendo la struttura inventata all'occasione per contenerlo e quindi riproducendosi con le medesime modalità di sempre.

Nemmeno negli anni d'oro della contestazione giovanile si è realmente discusso di questo. Anzi quando qualcuno ha accennato alla questione è stato isolato, sommerso da definizioni ed ironie.

Non a caso anche nelle migliori evenienze ed a fronte delle più oneste intenzioni la struttura rigidamente verticale del potere è stata mantenuta.

Il vero potere è immancabilmente violento, prevaricatorio ed il denaro è al medesimo tempo conseguenza ed origine... il vero potere è fondato sulla prepotenza e sull'appropriazione indebita ed è sempre un atto di forza. La favola di un potere fondato sul merito è, in una struttura verticale, sempre e solo una favola.

È assolutamente grottesco come esso sia sempre totalmente ed assolutamente minoritario e come esso usi per difendere le forze stesse di chi lo dovrebbe attaccare. Il vero potere; l'élite si è formata agli albori della storia e si è perpetuato con modificazioni, certo, nelle sue componenti, ma mai nella sua essenza. In realtà l'accesso reale alle stanze dell'assoluto controllo è molto più raro di quanto non si dica e racconti. Infatti non è solo il denaro a garantire il biglietto di entrata.

Se il dissenso, l'antagonismo, quella che definiremo opposizione sistemica, non attacca la struttura interna, fondamentale del potere, non avrà mai alcuna vera speranza di successo. Tale struttura lavora a più livelli ed ha il controllo soprattutto del bisogno di spiritualità dell'umanità è attraverso questo controllo ed a questo livello che stabilisce la domazione.

Aver sottovalutato il livello spirituale con la sommaria definizione che vuol dir tutto e nulla secondo la quale la religione è l'oppio dei popoli ha generato un enorme equivoco ed un gigantesco errore che ci ha portati ad una assoluta debolezza se essa è, giustamente, l'oppio la spiritualità è, per contro, il grano di sale, la marcatura d'esaltazione ed il pragmatismo ostentatamente laicizzato è un errore d'ingenuità madornale.

Così come lo è la conservazione di strutture verticali all'interno di ogni momento d'organizzazione del pensiero altro, la ri-perpetuazione della struttura portante del potere lo facilita enormemente nella sua operazione di acquisizione-svuotamento e rivendita di ogni fenomeno che arrivi abbastanza vicino da preoccuparlo.

Un abbozzo , per altro fallito per soffocamento e carenza d'ossigeno, di tale discussione si è verificato nelle prime fasi del Movement, sino al Maggio Francese ed ai primissimi movimenti fra gli studenti all'alba del fatidico '68.

Tale fondamentale volontà è stata poi riassorbita, conservandosi solo in alcune istanze libertarie, dalla stalinizzazione del movimento. Che si è verificata persino a prescindere dall'icona stalinista esibita come nuovo santino.

A questo fenomeno è conseguita una verticalizzazione selvaggia ed una chiusura settaria dei movimenti che ha prodotto sin dall'origine le cause della frammentazione attuale. C'era sempre qualcuno che interpretasse il dogma in modo migliore, più approfondito, più attinente al vero di quanto volesse e potesse farlo il marasma revisionista che lo aveva preceduto.

C'era sempre un portatore di fiaccole, un Robin Hood de noantri, più puro, più sincero, più Marxista-leninista... più rivoluzionario che a maggior diritto e ragione doveva “guidare” le masse ignare ed ignoranti verso la rivoluzione mondiale.

Questo riproduceva il potere nella sua struttura, definiva una verticalità ch'era in sé la malattia inguaribile, l'infezione sistemica ed una volta frantumato il contrafforte delle premesse era semplice ridicolizzare i contenuti sino a rivenderli, completamente desalinizzati, rivendibili in comodi kit di montaggio, frammentati in piccole strutture associative, fondamentalmente, inoffensive.

Questo gioco e divenuto talmente comune che è stato condiviso, metodologicamente, anche nell'area dove si muoveva la presunta “Opposizione sistemica”, sancendo in tal modo la sua completa sconfitta, mentre con il suo metodo goccia a goccia veniva spalancata la ‘finestra di Overton’ che ci ha condotti nella contemporaneità in cui ogni forma di dissenso è malattia, tarlo inguaribile, velleità senza costrutto... dove l'unico pensiero è quello condiviso, spalmato e sorretto dal sistema. Dove l'unica cultura possibile è quella “santificata”, dove tutto è stato già detto e superato ed ogni cosa è solamente eterna riproduzione.

In cui l'operazione acquisizione-svuotamento-rivendita ha avuto un tale successo da aver cambiato il mondo in una enorme gabbia (nemmeno tanto dorata).

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