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OCCHI CHIUSI

di giandiego

Per anni abbiamo tenuto gli occhi semi-chiusi, persino noi che ci definiamo “coscienti e sensitivi”, tutto sommato cullandoci nel sistema e nella nostra “occidentalità”. Certo l'abbiamo vissuta, a tratti come ineluttabilità, ma più spesso non ci abbiamo fatto, semplicemente, caso, muovendoci fra sdegni e petizioni, così come un tempo ci muovevamo fra manifestazioni e scontri.

Abbiamo stigmatizzato, ma non “vedevamo” davvero; Avvolti dal nostro, relativo, benessere (assioma che non vale, ovviamente, per tutti, ma per i più).

Le guerre, anche quelle più prossime e vicine, erano sempre altro da noi, l'apartheid, i genocidi erano lontani. La povertà suprema, riguardava i migranti, i greci... gli africani. LORO!

Abbiamo dovuto passare per le forche caudine per sentire davvero il peso dell'umana crudeltà... viverlo sulla pelle. Per capire che nell'anima d'ogni umano c'è l'embrione d'un essere assolutamente crudele, auto-referente, profondamente egoista.

Il potere però lo sapeva da sempre, lo ha usato da sempre. La relativizzazione della storia non è un'invenzione Orwelliana, egli la constata, non la inventa. Non è nemmeno una novità della guerra d'Ucraina o dell'invenzione pandemica.

L'abuso dei Reset (più omeno Great) non è una novità complottista, ma una pratica antica del potere. Reiterata e rodata.

Lo spostamento che dobbiamo operare per cambiare il paradigma è profondo e travalica la quotidianità e l'immanenza collocandosi nelle profondità delle filosofie e delle teologie, delle credenze e delle premesse fondamentali. Di quelli che sono gli automatismi a fondamento del nostro pensare.

Solo il liberarci dalle incrostazioni di fondo del sistema, dall'infezione profonda, dalle premesse che ci sono state instillate da maestri e catechisti, da madri e padri convinti di trasmetterci civiltà, dai messaggi ipnotici che ci hanno trasmessi nella scuola, dal rimbombo dei media. Solo trovando, nel silenzio, le propaggini d'un nuovo linguaggio, potremo sperare che il nostro pensiero, se non il corpo si liberi dalla gabbia dell'ipnosi.

La Guerra di Ucraina ci consegna una nuova deformazione storica, molto orweilliana, ma in realtà figlia d'ogni guerra passata e presente. La Storia la scrivono i vincitori e mai come per quella scritta dopo il secondo conflitto mondiale questo è stato vero, ma... attenzione!

Anche quasi tutta quella che abbiamo alle spalle è stata scritta nel medesimo modo, però questo vale anche per la Filosofia, la teologia... per il racconto sostanziale sotteso alla nostra esistenza.

É la trappola per la quale ogni buona intenzione rivoluzionaria finisce poi nel medesimo pantano in nome dei “VIZI UMANI”.

Il nostro lavoro deve essere sulle anime, sulle fondamenta spirituali, nell'umanità stessa e nel concetto che ha di sé. Se vogliamo davvero operare qualsivoglia cambiamento

G.M. (scrivano)

 

 

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