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COSA INTENDIAMO PER CONTROLLO DEMOCRATICO DAL BASSO

di giandiego

 

 

Abbiamo spesso usato questo termine, che è anche il motivo per cui diffidiamo delle “cosiddette” novità in politica (le sei presunte liste anti-sistema).

Premettiamo che ognuno è libero di aderire a qualsivoglia novità e questo sarebbe comunque buona cosa, ma attenzione; non riteniamo sufficiente un programma generico fatto di dichiarazioni di principio, generalizzanti.

Soprattutto se metodologicamente si ripropone l'eterno gioco di ruoli fra leader predestinati e portatori d'acqua e se il fronte “Istituzional-elettoralistico” è ritenuto l'unico luogo deputato al cambiamento.

Che senso avrebbe infatti riproporre la verticalità di una piramide se si vuole cambiare il mondo, considerando che uno dei maggiori problemi è proprio questo?

Perché mai si dovrebbe giocare con queste regole se sono proprio loro che limitano il terreno di gioco e costringono in un ambito ristretto; che per sua natura riproduce il “rapporto di potere” di questo stesso sistema.

Si badi questa problematica non riguarda solo queste sei nuove liste, ma si riverbera in tutto l'agone politico rendendolo sempre meno credibile. Infetta tutto dall'associazionismo sino alle istituzioni.

Il Controllo democratico dal Basso è quindi un metodo, un'impostazione premessa, un postulato indispensabile e riguarda tutti i momenti di aggregazione.

Non il Leader che pontifica e rappresenta (errore ricorrente che riguarda tutti da dx a sx), ma la partecipazione dei molti che determina, in relazione costante, l'azione dei delegati.

Questo troppo spesso si dichiara a parole, ma non si compie nei fatti e i “delegati” finiscono per rispondere solo a se stessi ed ai propri bisogni.

Questa “struttura”, questo rapporto di non potere manca in tutte le proposte ed il leader diviene di fatto non solo voce, ma conductor.

Molto si blatera di Democrazia Diretta, ma alla resa dei conti c'è sempre una segreteria, un comitato centrale, un'assemblea dei Delegati che tiene in mano lo scettro del comando e che porta l'iniziativa, non dove vogliono i molti ma dove conviene alle strutture di controllo.

Questa non è, ovviamente, una posizione leninista, ma semmai libertaria ed è bene precisarlo. Si ritiene anzi che nella struttura verticale sia l'origine del problema.

Questo difetto o carenza, se preferite, ha “distrutto” M5S, per esempio, ma anche molti altri esperimenti pseudo partecipativi che hanno finito con l'essere rifugio di congreghe abituate alle scalate interne.

Il Controllo Democratico dal Basso esige coscienza diffusa e partecipazione, educazione all'orizzontalità, alla condivisione, abbandono dell'Ego... non è quindi facile, ma è una premessa indispensabile a qualsivoglia cambiamento. Non lo vediamo, non lo sentiamo, per contro osserviamo la ricerca compulsiva dei Leader, la ricorrenza eterna dei medesimi nomi, la riproduzione di valori obsoleti. L'accettazione, nei fatti, di strutture di potere praticate dal sistema e che sono la sua connotazione principale.

PARLIAMONE, DAVVERO PERO', SE VOGLIAMO SERIAMENTE CAMBIARE QUALSIASI COSA

 

 

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