Spiritualità

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UNO!

Ho attraversato l'oscuro, su mille strade

dalla notte sono arrivato al giorno

che non c'è sole se non c'è la luna.

Sono stato nel basso, dove ci si dispera

dove la speranza sembra sfumare, solo, dimenticato

là dove aguzzi gli occhi per intuire il giorno

Ho conosciuto il dolore e povertà, e li conosco ancora

Ho camminato fra coloro che son dannati

per il sentir comune , per il sistema

Ed ho trovato il divino dentro a loro

nella miseria dell'ultima spiaggia.

Sono stato io stesso oscurità dentro all'oscuro

perché la luce si vede dentro al buio

ed ho imparato...che non c'è la morte

che il giudizio è quel che già sta in noi

che la voce del maestro è dentro al cuore

Nel mondo c'è chi viaggia in piena luce

che veste il bianco e dà benedizioni

Ho attraversato la notte, ma riconosco Dio

quello che è in noi, che non dà giudizio

ch'è solo amore, ch'è solo madre, padre

fratello, amico... che non è bene o male

Ch'è l'UNO,  quel che son io e siam tutti

gocce d'eternità, parti d'un tutto. 

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SPIRITUALITA' e RELIGIONE

Di diego eremita

 

Spiritualità e religione sono cose molto diverse, nonostante molti giochino sull'equivoco e tendano a sovrapporle. Nonostante gli araldi del dogma tendano a sostenere che le grandi religioni siano l'unica (a turno e fra mille sanguinose battaglie) risposta possibile. La spiritualità è l'esigenza, il bisogno d'elevazione, l'eterna domanda posta dall'anima all'universo; la religione e l'organizzazione delle risposte in agglomerati dogmatici, l'elencazione delle regole d'accesso a presunti paradisi nonchè di quelle necessarie ad evitare incombenti punizioni divine. La religione si occupa di inventare un nome per il divino e di imporlo come unico nome.

La spiritualità è altro e cerca nell'evoluzione umana non già le risposte ad un immanente difficile persino da descrivere, ma semmai riunisce i saperi ed i “supporre” per cercare non risposte, ma l'evoluzione dell'eterna domanda, ben comprendendo l'impossibilità di una risposta esaustiva e sonclusiva.

La spiritualità si muove verso l'alto, la religione frena qualsiasi volo, consegnando l'umanità alla rassegnazione ed all'ordine costituito. La spiritualità è anarchia così come la religione è, per sua natura, repressione.

Sarebbe quindi un errore gravissimo (ed è stato compiuto più volte nei secoli) tarpare le ali alla curiosità dello spirito, perchè le religioni sono organizzazioni di potere. Così come è un errore gravissimo buttare tutto nel medesimo calderone e disperderlo come immondizia, come oppio dei popoli.

Quasi tutte le domande e gli afflati dell'umanità muovono dallo spirito, così come i bisogni e le vere domande, negarlo ed organizzare risposte solo sul piano materiale, affermandolo come unico piano reale è quanto di più stupido sia stato e venga perpetrato nell'area progressiva, così rinnegando le ragioni stesse della sua esistenza.

Ed è così che in mancanza di un riconoscimento il riflusso finisce con il riportare i cosiddetti “rivoluzionari” fra le braccia di Santa Madre. Il rilievo della figura papale negli ultimi anni non è, per nulla ,casuale, ma questo vale per tutti i “vicari presunti del divino”.

Non cerchiamo risposte ma arrampichiamoci sulle domande!

Solo così riusciremo a comprendere i livelli. L'illuminazione non è mai definitiva ad ogni presunta risposta si apre il fondamento della prossima domanda, Così come nella fisica ad ogni livello corrisponde un insieme di leggi, che non necessariamente sono le stesse del livello inferiore, anche se non lo negano mai.

Queste leggi non sono dogmatiche, mai, ma solo “forme di organizzazione necessarie”, non vanno quindi saffrontate come regole inalienabili e definitive, ma come necessità del comprendere. Il rapporto con l'immanente è naturale, non forzato ed è fatto di comprensione e non di affermazione. Nessuno né santo, né cavaliere senza macchia, né imam, santone o guru potrà darvi altro che indicazioni, preziose magari, ma vaghe, nessuno ha davvero risposte, solo domande più o meno “profonde”.

NAMASTÈ

 

 

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LA CULTURA DELLA PACE

di giandiego

 

La cultura della pace ha radici lunghe e profonde, non s'improvvisa e non basta il flusso continuo delle parole di presunte anime grandi (vestite più o meno di bianco)a delimitarne i contorni, instillandole nelle anime delle genti.

Essa si misura nei comportamenti, negli automatismi filosofico-spirituali in quelle che in altre occasioni ho definito “filosofie postulate”.

Quella delle chiacchiere non è Cultura della Pace e lo si è visto e si vede, con evidenza sconcertante, nella sequenza d'avvenimenti d'Ucraina! Quella che si schiera con una parte, quella della guerra preventiva, delle operazioni punitive, delle spedizioni di armi... quella delle multinazionali costruttrici di armi e dell'usura bancaria non può essere in nessun caso “Cultura di Pace” e non ha nulla da insegnare a nessuno, né materialmente né, ancor meno, spiritualmente.

Chi non ha mai rinnegato l'inquisizione e le crociate non può dare lezioni.

Chi, ancora oggi distingue fra guerre giuste e sante e guerre di aggressione, chi si schiera con la NATO, va ridetto, non può dare lezioni a nessuno.

La Cultura della Pace deriva dai comportamenti, dalle scelte di vita e non può esistere in un mondo di assurda competizione e di metodico sterminio dei viventi, corrotto e omicida sin dal piatto in cui si nutre; iIn un mondo che giustifica il genocidio, purché di parte e necessario; in un mondo sorretto da fabbricanti d'armi e di farmaci, governato da padroni del cibo, sottoposto al ricatto di una èlite a caccia d'immortalità. Fondato sulla materia e sul denaro, che ha bisogno della guerra come fonte rivivifante della sua economia malata.

Un altro mondo è Possibile? Io, personalmente vi chiederei: è possibile una diversa umanità? Quanti passi indietro siete disposti a fare in nome della paura di morire? Quanto vi piace essere gregge? Quanto cercate un uomo forte che vi conduca al recinto?

In un mondo in cui ogni scelta virtuosa viene definita follia utopica, disposto a giustificare qualsivoglia bruttura e miseria in nome di una presunta “Natura umana”, che fa della competizione selvaggia e disperata il suo pane quotidiano, che accetta il giogo d'una minoranza arrogante... c'è davvero la possibilità di cambiare? Esiste un ambito per la “Cultura della Pace”? Cercate l'anima... e forse troverete qualche afflato d'aria fresca, ammesso che il frastuono del materialismo e il rumore di fondo dei cingolati vi permetta sentire.