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FRA IL 25 APRILE E IL PRIMO MAGGIO | QuantaRadioTv

Per una reale alternativa della visione - di Giandiego Marigo

di Giandiego Marigo

Premetto di avere un profondo rispetto per entrambe le festività, per me sono non convenzionali e non commemorative, ma momenti di memoria viva e presente, ma vedo quel che c'è (ho gli occhi per vedere e le orecchie per ascoltare).

La retorica si è ormai completamente impossessata di entrambe, riducendone il senso alla mera commemorazione, roboante sotto certi aspetti, fatta di dichiarazioni di maniera, parole dense di una retorica senza sugo,  anniversari, usati strumentalmente per riprodurre un modello, una forma vuota, un antifascismo di maniera, una esaltazione del lavoro che non esiste più; ridotta alla discussione se sia il caso o meno di fare un concertone che è divenuto l'unico segnale di partecipazione.

Quello che si trasmette in definitiva è, nel primo caso, un antifascismo formale, storico ma non storicizzato, che non ha fatto i conti con il fascismo delle anime che ha riempito le piazze di Mussolini a suo tempo e che si è nascosto ed è stato strumentalmente usato, dopo la resistenza, da servizi segreti senza alcuna moralità. Che oggi rispunta, nella tendenza alla delazione ed al linciaggio (sotto ogni bandiera) tanto diffusa in tempi di pandemia.

Nella seconda la descrizione reiterata di un mondo del lavoro che sta tramontando sull'altare del Great Reset e dell'industrializzazione prossima ventura, 4.0

È fondamentale, quando si parli di questo periodo storico, soffermarsi su quell'area che dovrebbe, molto e sempre più teoricamente, essere la depositaria  di un pensiero che superi la commemorazione strumentale e che si inoltri nel rinnovamento costante del senso sotteso a tali date che sono tutt'altro che commemorative e formali, ma che rappresentano gli snodi di un modo d'intendere, di una visione condivisa.

Senso che dovrebbe riguardare anche la cultura e la filosofia ed in definitiva i comportamenti conseguenti, che sono supporto di tale pensiero e che rendono attuale e fuori da ogni retorica il ricordo di tali date.

Significa fare i conti con se stessi, con le motivazioni che ci sorreggono o sulla loro assenza. Dovrebbe significare anche il superamento d'ogni forma di pragmatismo in eccesso e la coltivazione della componente ideale e contenutistica.

Tale atteggiamento sta scomparendo totalmente dall'area di cui si sta discutendo, anzi essa viene osteggiata come devianza, ideologizzata ed obsoleta, novecentesca.

L'assenza dell'idea e soprattutto dell'ideale, l'assenza o meglio l'ostracismo palese dell'utopia e della visione, stanno riducendo quella che chiamammo sinistra, all'ombra di quel che è, storicamente, stata.

La normalizzazione con l'invenzione della “Nuova normalità”, ha completamente sconvolto il concetto stesso di “Progressismo” ed in questo senso ci impone di “ripensare” ad un nuovo concetto per ridefinirne il senso e la stessa qualità di  progressione.

Sicuramente la graduale depauperazione dei contenuti non è legata unicamente a questi anni, anzi, essa ha un lungo percorso, durante il quale, via via si è perso, il senso profondo di quello che era “La visione egualitaria”, anche per i limiti del pensiero analitico  dei molti che vedevano in una forma di statalizzazione senza controllo democratico dal basso o peggio una privatizzazione totale d'ogni bene comune.

Tale degenerazione è certamente  connessa ad una forma di convergenza al centro, sebbene questa definizione risulti sommaria e parziale. Tale convergenza non è stata solo politica , morale, etica e spirituale. Una corsa alla normalità, al perbenismo del pensiero unico e condiviso... la moltitudine del gregge che sostituisce la coscienza delle masse.

Quel che ne risulta è la rarefazione dei comportamenti, alla condivisione di una cultura e di un modello “normalizzato e perbenista”. In nome di una cultura che viene falsamente descritto come di tutti, ma che è da secoli quella del potere.

Dentro a questo marasma si perde questo tratto di Primavera, che va dal 25 Aprile al 1° Maggio, la cui importanza, in sé rilevante, viene narrata  con una montagna d'assoluta retorica, con il vuoto della cultura delle commemorazioni formali.

Non deve stupirci quindi tutta questa strumentalità trita e ritrita, essa è niente altro che il risultato d'una non volontà evolutiva del pensiero libertario e d'alternativa, di una chiara volontà del sistema di soffocarlo, fornendo una strada fatta di un “progressismo formale, svuotato d'ogni senso e strumentalmente ecologista e delle uguaglianze di genere”.

Tutte tematiche importanti, centrali, progressive, ma opportunamente svuotate d'ogni aggressività e pericolosità per il sistema, un inganno per altro già iniziato con la Green Economy.

È fondamentale per chi scrive mantenere vivo il pensiero ed i motivi che mossero l'esigenza dell'alternativa di sistema. La volontà di cambiamento che sorresse prima il 25 Aprile e dopo la storia del movimento operaio. Questo pensiero si vivifica nei comportamenti, nella reale alternativa della visione.

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