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Profonda delusione per la fine del dissenso nella 'ex Sinistra' - Quanta Radio

Deriva antidemocratica

Da quando ho avuto il mio primo collegamento ad Internet mi sono scagliato, con le evidenze che avevo nel 1997, contro quello che con gli anni è diventato il neoliberismo degli ex-comunisti, dei finti socialisti, craxiani nel DNA, che spaccarono tutto e scelsero di stare sotto l'ala protettrice del Caimano, S&L, poi SI, Rif. Comunista, alcuni cespugli e liste civetta denominate Liste Civiche, ma anche una parte preponderante dei radicali che sciolsero la riserva delle loro ambiguità, scegliendo, chi l'europeismo delle Banche con Emma Bonino e chi la definitiva perdita di identità con Capezzone sempre col Caimano.
 
Naturalmente fu una denuncia solitaria, da cane sciolto, quale sono sempre stato; niente a che vedere con lo spiegamento di forze ben remunerate del Pd, di Grillo e della Lega, che hanno sempre investito danaro, sia per la propaganda e sia per i 'troll' che facevano da cani da guardia a chiunque sconfinasse nei territori del dissenso, prima mal sopportati e poi mitragliati e censurati.
 
Precedentemente, avevo vissuto esperienze da 'apolide' tra il Pds, Rifondazione e La Rete e fu un periodo che mi servì proprio per acquisire quelle 'evidenze' delle quali parlavo sopra.
 
Un'affermazione sospetta mi portò a riflettere sul mio ruolo e soprattutto su quello dei 'dirigenti' coi quali mi andavo relazionando: "Non puoi confondere le tue esperienze private con l'esperienza politica". Affermazione sospetta proprio perché una delle parole d'ordine della mia militanza nel Movimento del '77 era proprio che il privato fosse politico. E visto che io mi riferivo alla mia ricerca di affermazione in ambito artistico, questa era l'unica risposta che mi veniva offerta, sempre perché, da perfetti burocrati sapevano con dovizia di particolari che è sempre il potere a scegliere gli artisti di riferimento, compreso il potere che nell'area sinistra gestiva l'informazione e lo spettacolo.
 
Per chi stesse già storcendo il naso perché pensa che io stia facendo confusione e mi lamenti di insuccessi e fallimenti personali, sappia che io avevo iniziato dal basso ad occuparmi di musica fin dal lontano 1973 e che la mia esperienza dei passaggi nelle case discografiche dell'epoca mi avevano permesso di acquisire una profonda conoscenza sul campo che mi portò nel 1990 a laurearmi con una tesi sperimentale di 900 (novecento) pagine con relative interviste, su Canzone d'Arte e Poesia negli anni 70. 
 
Ulteriormente, con il gruppo di collaboratori con i quali lavoravo all'alba degli anni '80, ci interrogammo sul silenzio totale della società italiana a cinque anni dall'assassinio (politico) di Pier Paolo Pasolini. Scrivemmo "Pierpaolo" (pubblicata a mie spese nel '90). Chiesi di essere ricevuto da Walter Veltroni sull'argomento e l'unica risibile risposta che riuscimmo ad ottenere fu: "Sto sotto la 'scanizza della musica straniera."
 
Chiudo qui questa parentesi personale ma i muri di gomma, i tranelli, le accuse di protagonismo e le offese si sprecarono, non ultima quella delle risate e degli sberleffi di cui fui fatto oggetto durante il Congresso di Rifondazione del 1994 quando votai la mozione di Ferrando e non quella di Bertinotti.
 
Detto questo, fu inevitabile che le mie deduzioni e conclusioni rispetto al colossale muro di gomma contro il quale andavo sempre a sbattere, mi avevano portato ad allontanarmi da ogni formazione politica e quindi ad intraprendere il percorso del cane sciolto e a scegliere la testimonianza piuttosto che l'opportunismo.  
 
E' inutile sottolineare che questo atteggiamento mi precluse definitivamente ogni possibilità in qualsiasi ambito artistico in cui tentavo di approdare. Tutto ciò aumentò il mio disappunto e la mia repulsione totali nei confronti di un pensiero unico che passava attraverso l'autocensura,  affermata da Pier Paolo Pasolini, di gran parte dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione che erano ormai schiavi della Loggia P2 (ascolta "19P2" - Millenovecentopidue) che è riuscita a cancellare il dissenso con una tale capillarità da rendere inutile il golpe tradizionale con carri armati e militari (che non sono spariti e possono tornare alla ribalta in qualsiasi momento). In fondo siamo nella società dell'informazione, dove si decide preventivamente se un fatto è accaduto oppure no, riscrivendo sia la Storia che la cronologia attuali. Noi artisti ed intellettuali dissidenti non siamo mai esistiti e ci è stata strappata anche la libertà di professare le nostre idee autonomamente, proprio perché gli strumenti che utilizziamo sono esigui e le nostre finanze mai paragonabili a quelle dei grandi gruppi della comunicazione.
 
In fondo, i crimini perpetrati contro il nostro dissenso negli ultimi decenni del 1900, erano semplicemente le prove generali di quanto si è andato consolidando nell'anno che ci stiamo lasciando alle spalle. Anno che sancirà la fine di un dissenso che vuole esprimere dignità e testa alta, affrontando le tematiche dell'attualità senza ricorrere ai mezzucci utilizzati proprio dal mainstream. Ma lasciando stare i mezzucci, noi stiamo assistendo a qualcosa di più subdolo e criminale, proprio perché si è seminato il terrore senza i mezzi delle dittature. La violenza è più sottile e ripetuta con precisione psichiatrica, riprogrammando le menti che si sottopongono volontariamente al continuo corto circuito cerebrale, attraverso un elettrochock virtuale ma altrettanto invasivo e devastante.
 
Siamo stufi delle citazioni orwelliane o di Aldous Huxley e non perché non abbiano valore o non siano emblematiche della deriva del nostro villaggio globale bensì perché negli ultimi quarant'anni è stato negato l'affiorare di nuovi scrittori, intellettuali, cantautori che non avevano nessuna voglia di raccontare i ragazzini sul motorino che sballavano nei sabato sera, ma volevano evitarglielo quello sballo, volevano raggiungerli e farsi raggiungere per ricostruire insieme le macerie fumanti in cui il capitalismo, attraverso la longa manus corrotta delle multinazionali, ha dato fuoco al Pianeta.
 
E veniamo ai "compagni di viaggio", a coloro che oggi si stanno legando mani e piedi, affidandosi ad una narrazione governativa che li ha spersonalizzati, come organismi geneticamente modificati, accettando acriticamente la visione politica di un Pd, approdato al governo, e che nella fase in cui è nato il Conte II, ha continuato a recitare la parte di chi non poteva acconsentire al connubio col Movimento 5 Stelle (che aveva già abdicato alla sua funzione, stilando il precedente patto con la Lega), dimostrando la falsità dei balletti e delle alleanze per semplice e palese opportunità politica, permettendo alle destre di occupare spazi che non gli appartengono in nessun caso. 
 
Ma la parte più maleodorante di questa mutazione genetica non si trova soltanto nell'abbracciare la logica di un'emergenza posticcia ed ingiustificata che poggia le sue basi sulle pericolose sabbie mobili dei dogmi dello scientismo e utile soltanto a trascinare un governo inefficace, improduttivo ed infruttuoso e soprattutto dannoso ma in particolare nell'avallare la politica del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria, per riaffermare la necessità di appoggiare proprio il traditore di tutte le lotte operaie, colui che è sceso a patti col padronato nel mondo del lavoro, soffocando nel sangue anche il dissenso degli stessi lavoratori, abbandonati senza uno straccio di piattaforma sindacale, solo ed esclusivamente per consolidare i poteri di un vecchio e glorioso sindacato, ridotto a firmare ogni cosa che i governi hanno gettato sui tavoli delle contrattazioni. Lavoratori che sono finiti nella diaspora imposta dalla socialdemocrazia all'italiana.
 
E perché lo avrebbero fatto? Semplice: per arginare e contrastare un eventuale governo di destra e 'fascista', laddove quei quattro gatti di Forza Nuova e Casapound costituiscono un pericolo solo per se stessi e Forza Italia ha già fatto un tonfo irreversibile, vanificando un liberalismo democratico col quale si poteva in qualche modo combattere ad armi pari. 
 
Ah, già, il sovranismo di Salvini. Arginare e ricacciare indietro un 'fenomeno mediatico' che utilizza gli aspetti più innocui della religione; aspetti e fenomeni lontanissimi da chiunque e frutto di un'esaltazione comune a pochi fanatici e agli anziani che frequentano le parrocchie perchè non sanno dove andare. Eppure tutto questo è prodotto di una democrazia immatura se ognuno dei due schieramenti ricorre a degli spauracchi, piuttosto che a programmi politici chiari e condivisi. Una democrazia matura pretende che il Riformismo non sia soltanto un argomento da salotto, che la Giustizia sia amministrata da uomini onesti e incorruttibili, che l'Istruzione svolga il ruolo centrale che le è richiesto, che Sanità e Prevenzione facciano parte di un pacchetto unico e non sia solo appannaggio dei ricchi, che la distribuzione della ricchezza si basi su una equità fiscale senza evasione. Rinunciare a tutto questo, pensando che faccia parte del libro dei sogni, sprecando la propria vita nell'inutile schierarsi per una fazione piuttosto che per un'altra, corrisponde a vivacchiare piuttosto che essere un cittadino attivo e maturo della propria comunità.
 
Come ci siano finiti dentro i miei 'compagni di viaggio' in questo abbaglio è un fenomeno tutto ancora da studiare. Magari perché si sono fatti convincere dalle teorie sul 'secolo breve' nel libro di Eric J. Hobsbawm, finendo col credere che il '900 non abbia rappresentato la necessità estrema di un riscatto che ritardava da secoli oppure soltanto perché hanno introiettato la paura di morire che li ha fiaccati nel fisico e nello spirito, oppure, più semplicemente, si sono calati nel ruolo di entità in un paese per vecchi, rinunciando anche a morire in pace.

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